Le droghe possono avere effetti importanti sul sistema cardiovascolare, soprattutto perché modificano frequenza cardiaca, pressione arteriosa, tono dei vasi sanguigni e ritmo cardiaco. Principali effetti cardiovascolari Sostanza Effetti cardiovascolari principali Cocaina Tachicardia, ipertensione, vasocostrizione coronarica, aritmie, ischemia e infarto miocardico Amfetamine / metamfetamina Aumento di frequenza cardiaca e pressione, vasocostrizione, aritmie, cardiomiopatia e possibile infarto MDMA (ecstasy) Tachicardia e ipertensione; nei casi gravi aritmie e complicanze cardiovascolari associate all’ipertermia Oppioidi (eroina, fentanyl ecc.) Possono causare bradicardia e ipotensione; l’overdose provoca soprattutto depressione respiratoria e ipossia, con conseguenze cardiovascolari secondarie Cannabis Spesso aumento iniziale della frequenza cardiaca; può provocare variazioni della pressione e, più raramente, aritmie o ischemia, soprattutto in soggetti predisposti LSD e altri allucinogeni Possibile aumento di frequenza cardiaca e pressione, generalmente legato alla stimolazione simpatica e all’ansia Un meccanismo importante è l’iperattivazione del sistema nervoso simpatico. Sostanze stimolanti come cocaina e amfetamine aumentano catecolamine come adrenalina e noradrenalina, provocando: ↑ frequenza cardiaca + ↑ pressione + vasocostrizione → ↑ richiesta di ossigeno del cuore Contemporaneamente, la vasocostrizione può ridurre l’apporto di sangue al miocardio. Questa combinazione può favorire ischemia, infarto e aritmie. La cocaina, inoltre, può alterare direttamente l’attività elettrica delle cellule cardiache, aumentando il rischio di disturbi del ritmo. Effetti acuti vs cronici Acuti: tachicardia, ipertensione/ipotensione, vasospasmo, aritmie, ischemia, infarto e, in alcuni casi, arresto cardiaco. Cronici: ipertensione, aterosclerosi accelerata, cardiomiopatie, aritmie e deterioramento della funzione cardiaca. Cosa fare dopo una disintossicazione da sostanze I controlli dipendono dalla droga utilizzata, dalla durata dell’uso e dalle eventuali complicanze. Se ti riferisci in particolare agli effetti cardiovascolari, in genere si valuta: Pressione arteriosa e frequenza cardiaca ECG per individuare aritmie o alterazioni della conduzione Ecocardiogramma se c’è stata una lunga esposizione a stimolanti, sintomi cardiaci o anomalie all’ECG Esami del sangue, secondo il caso: elettroliti, funzione renale ed epatica, glicemia/lipidi; troponina se c’è sospetto di danno cardiaco Valutazione di dolore toracico, palpitazioni, dispnea, sincope o ridotta tolleranza allo sforzo Controllo nel tempo di eventuali ipertensione, cardiomiopatia o aritmie. Per sostanze stimolanti come cocaina e amfetamine, è particolarmente importante non considerare conclusa la valutazione semplicemente perché l’uso è stato interrotto: alcune alterazioni cardiovascolari possono persistere.
Smettere di fumare per preservare la salute
La nicotina viene eliminata naturalmente dall’organismo dopo aver smesso; il vero obiettivo è permettere ai polmoni di recuperare dai danni provocati dal fumo. Le cose più efficaci Smettere completamente di fumare 🚭: È di gran lunga l’intervento più importante. Già dopo circa 24 ore la nicotina nel sangue scende a zero e nei giorni successivi l’organismo continua a recuperare. Se fai fatica a smettere, usa un trattamento efficace: Cerotti, gomme o pastiglie alla nicotina possono ridurre astinenza e voglie senza esporti alle sostanze tossiche del fumo. Farmaci come vareniclina o bupropione possono essere valutati con il medico. Counselling + farmaci offre le probabilità migliori di riuscita. Utilissima la terapia con uno psicologo Attività fisica regolare: Camminare, andare in bicicletta, nuotare ecc. non “scioglie il catrame”, ma aiuta capacità cardiovascolare e respiratoria e rende più facile mantenersi senza fumare. Dai tempo ai polmoni: Dopo aver smesso, tosse e catarro possono inizialmente aumentare mentre le vie respiratorie eliminano il muco. Nel giro di mesi tosse, respiro sibilante e difficoltà respiratorie possono migliorare. Evita altri irritanti: Fumo passivo, cannabis fumata, aerosol e ambienti molto inquinati possono continuare a irritare le vie respiratorie. Cosa eviterei Non spenderei soldi in “detox polmonari”, tisane miracolose, oli essenziali inalati o integratori: non c’è un metodo scientificamente dimostrato per accelerare in modo significativo la “pulizia” dei polmoni. Se hai fumato per molti anni, però, può essere utile parlare con il medico per valutare la tua storia di fumo e se hai bisogno di una spirometria o di altri controlli.
Lo sport è un toccasana per la tua salute?
L’attività fisica è uno dei modi più efficaci per proteggere la salute cardiovascolare, soprattutto se praticata con regolarità. In generale, lo sport può: ❤️ ridurre la pressione arteriosa 🩸 migliorare il profilo di colesterolo e la sensibilità all’insulina 🫀 rendere il cuore più efficiente, diminuendo la frequenza cardiaca a riposo ⚖️ aiutare a mantenere un peso corporeo sano 🧠 ridurre stress e favorire il sonno, che hanno anch’essi effetti sul cuore 📉 diminuire nel lungo periodo il rischio di malattie cardiovascolari e ictus Non serve necessariamente fare sport intenso: camminata veloce, bicicletta, nuoto, corsa leggera o altri esercizi aerobici possono essere molto utili. Anche aggiungere attività di forza è vantaggioso. Come riferimento generale, per un adulto sano si punta spesso ad almeno 150 minuti alla settimana di attività aerobica moderata, oppure 75 minuti di attività vigorosa, più esercizi di rafforzamento muscolare almeno 2 giorni alla settimana. Una cosa importante: più intenso non significa automaticamente più salutare. Se una persona è sedentaria, iniziare gradualmente è generalmente meglio che passare subito ad allenamenti molto intensi. Cosa fare prima di iniziare l’attività fisica? Per una persona adulta sana che vuole iniziare attività fisica, in genere non è necessario fare una lunga serie di esami. Un buon punto di partenza è una visita dal medico di base, che può valutare: pressione arteriosa e frequenza cardiaca storia personale e familiare (malattie cardiache, morte improvvisa, ecc.) eventuali sintomi come dolore al petto, palpitazioni, svenimenti o affanno anomalo eventuali fattori di rischio cardiovascolare quale tipo e intensità di attività sia appropriata E l’elettrocardiogramma? Un ECG a riposo può essere indicato in alcune situazioni, ma non è necessariamente indispensabile per tutti prima di iniziare a fare sport. Diventa particolarmente importante se ci sono sintomi, anomalie all’esame obiettivo, una storia familiare significativa o se si vuole intraprendere attività sportiva intensa/agonistica. Test da sforzo, ecocardiogramma, analisi del sangue o visita cardiologica non sono esami da fare automaticamente a chiunque: vengono richiesti quando la valutazione iniziale ne dà motivo.
Controlli post COVID 19 anche dopo anni
dopo il COVID-19 sono stati osservati problemi respiratori persistenti in una parte dei pazienti, anche a distanza di mesi o anni. Non significa però che chiunque abbia avuto il COVID debba sottoporsi periodicamente a controlli dei polmoni. L’OMS stima che circa il 10–20% delle persone infettate sviluppi una condizione post-COVID (long COVID), tra i cui sintomi possono esserci fiato corto, tosse persistente e dolore toracico. Quindi è consigliabile fare controlli periodici? È opportuno parlarne con il medico se dopo l’infezione hai avuto o hai ancora: affanno, soprattutto durante lo sforzo; tosse che non passa; riduzione della capacità di fare attività fisica; dolore o senso di oppressione al torace; saturazione dell’ossigeno insolitamente bassa; un peggioramento della respirazione rispetto a prima. Le linee guida raccomandano che gli esami siano scelti in base ai sintomi e alla storia clinica, anziché eseguiti sistematicamente a tutti. Per esempio, una radiografia del torace viene considerata quando persistono sintomi respiratori e c’è indicazione clinica; inoltre, una radiografia normale non esclude completamente una patologia polmonare. Se invece hai avuto un COVID molto importante, sei stato ricoverato, hai avuto polmonite o continui ad avere problemi respiratori, ha più senso una valutazione medica mirata, eventualmente con spirometria, radiografia/TAC o altri esami secondo il caso.
Dr. Andrea Berrafato – Pneumologo a Roma EUR
Il Dr. Andrea Berrafato è pneumologo a Roma, con studio in Piazza Gandhi 3, 00144 Roma (Interno 1), nel quartiere EUR. La posizione dello studio lo rende un punto di riferimento per i pazienti che vivono o lavorano non solo nella zona EUR, ma anche nelle aree limitrofe di Torrino, Mostacciano, Laurentina, Ardeatina, Cecchignola e Magliana. Il Dr. Berrafato si occupa della diagnosi, prevenzione e gestione delle principali patologie dell’apparato respiratorio, offrendo visite pneumologiche e valutazioni specialistiche personalizzate in base ai sintomi, alla storia clinica e alle esigenze di ogni paziente. Visita pneumologica a Roma EUR La visita pneumologica è indicata per valutare la salute dei polmoni e dell’apparato respiratorio e può essere utile sia in presenza di sintomi persistenti sia per il controllo e il monitoraggio di patologie respiratorie già diagnosticate. La valutazione dello specialista può essere indicata in caso di tosse persistente, difficoltà respiratoria, fiato corto, respiro sibilante, dolore toracico, catarro ricorrente, infezioni respiratorie frequenti o altri disturbi che interessano la respirazione. La visita pneumologica permette di raccogliere le informazioni sulla storia clinica del paziente, valutare i sintomi e individuare, quando necessario, eventuali approfondimenti diagnostici. Pneumologo a Roma EUR e zone limitrofe Lo studio del Dr. Andrea Berrafato, pneumologo a Roma EUR, si trova in Piazza Gandhi 3, 00144 Roma, in una posizione comoda per raggiungere anche diverse zone della parte sud di Roma. Lo studio rappresenta un punto di riferimento per pazienti provenienti da: Roma EUR Torrino Mostacciano Laurentina Ardeatina Cecchignola Magliana Per chi cerca un pneumologo vicino a EUR, un pneumologo in zona Torrino o Mostacciano, oppure uno specialista facilmente raggiungibile dalla Laurentina, Ardeatina, Cecchignola o Magliana, lo studio di Piazza Gandhi può rappresentare una soluzione comoda per effettuare una valutazione pneumologica. Diagnosi e prevenzione delle patologie respiratorie La pneumologia si occupa della prevenzione, diagnosi e gestione delle condizioni che interessano l’apparato respiratorio. Un controllo specialistico può essere particolarmente importante quando i sintomi respiratori persistono nel tempo, si ripresentano frequentemente o interferiscono con le normali attività quotidiane. Tra le condizioni che possono richiedere una valutazione pneumologica rientrano, a seconda dei casi, asma, bronchite cronica, BPCO, patologie respiratorie correlate al fumo, disturbi respiratori e altre problematiche dell’apparato respiratorio. Una valutazione specialistica consente di inquadrare il problema e stabilire, quando necessario, il percorso diagnostico e terapeutico più appropriato. Quando rivolgersi a uno pneumologo È consigliabile valutare un consulto pneumologico quando sono presenti disturbi respiratori persistenti o ricorrenti, come: tosse che persiste nel tempo; difficoltà a respirare o fiato corto; respiro sibilante; produzione frequente di catarro; infezioni respiratorie ricorrenti; ridotta tolleranza allo sforzo; disturbi respiratori associati al fumo; necessità di controllare una patologia respiratoria già diagnosticata. La valutazione dello pneumologo può inoltre essere utile nell’ambito della prevenzione e del monitoraggio della salute respiratoria, soprattutto nei pazienti con fattori di rischio o precedenti problematiche polmonari. Pneumologo Roma Sud – EUR, Torrino, Mostacciano e Laurentina Grazie alla posizione dello studio in Piazza Gandhi 3, il Dr. Andrea Berrafato è facilmente raggiungibile anche dai quartieri di Torrino, Mostacciano, Laurentina, Ardeatina, Cecchignola e Magliana. Chi è alla ricerca di un pneumologo a Roma Sud può quindi rivolgersi allo studio in zona EUR per una visita specialistica e per una valutazione delle proprie condizioni respiratorie.
Dr. Andrea Berrafato – Cardiologo a Roma EUR
Il Dr. Andrea Berrafato è cardiologo a Roma, con studio in Piazza Gandhi 3, 00144 Roma (Interno 1), nel quartiere EUR. Lo studio si trova in una posizione strategica e facilmente raggiungibile anche dalle zone limitrofe di Torrino, Mostacciano, Laurentina, Ardeatina, Cecchignola e Magliana. Il Dr. Berrafato si occupa di visite cardiologiche, prevenzione cardiovascolare e diagnostica cardiologica, offrendo un percorso di valutazione personalizzato in base alle esigenze e alle condizioni cliniche di ogni paziente. Visita cardiologica a Roma EUR La visita cardiologica permette di valutare lo stato di salute del cuore e dell’apparato cardiovascolare e rappresenta uno strumento importante sia per la prevenzione sia per l’approfondimento di eventuali disturbi o condizioni già note. Il Dr. Andrea Berrafato esegue valutazioni cardiologiche complete e, quando indicato, può effettuare gli opportuni esami diagnostici per approfondire la funzionalità cardiaca e individuare eventuali alterazioni. Tra le principali prestazioni cardiologiche rientrano: visita cardiologica; elettrocardiogramma (ECG); ecocardiogramma; ecocolordoppler cardiaco; Holter ECG; Holter cardiaco; Holter pressorio; monitoraggio della pressione arteriosa; test da sforzo; valutazione del rischio cardiovascolare; controlli per ipertensione arteriosa; valutazione e monitoraggio delle aritmie; controlli cardiologici periodici; follow-up cardiologico. Gli esami e gli approfondimenti vengono valutati in relazione alle necessità del singolo paziente e alle indicazioni dello specialista. Cardiologo EUR e zone limitrofe Lo studio del Dr. Andrea Berrafato, cardiologo a Roma EUR, è situato in Piazza Gandhi 3 e rappresenta un punto di riferimento anche per i pazienti che abitano o lavorano nelle aree circostanti. Grazie alla posizione dello studio, è possibile raggiungerlo comodamente anche dalle zone di: Torrino · Mostacciano · Laurentina · Ardeatina · Cecchignola · Magliana Per questo motivo, chi cerca un cardiologo vicino a EUR, un cardiologo in zona Torrino o Mostacciano, oppure un cardiologo facilmente raggiungibile dalla Laurentina, Ardeatina, Cecchignola o Magliana, può trovare nello studio di Piazza Gandhi una soluzione comoda per effettuare una visita specialistica. Prevenzione e salute cardiovascolare La prevenzione cardiovascolare è importante anche in assenza di sintomi. Un controllo cardiologico può essere indicato, ad esempio, in presenza di fattori di rischio cardiovascolare, familiarità per malattie cardiache, pressione arteriosa elevata o alterazioni del metabolismo, oppure semplicemente nell’ambito di un programma di prevenzione e monitoraggio periodico. In presenza di sintomi come palpitazioni, affanno, dolore toracico, alterazioni della pressione, stanchezza o irregolarità del battito, è opportuno rivolgersi al proprio medico o a uno specialista per una valutazione appropriata.
Perchè controllare i polmoni più frequentemente?
Controllare la salute dei polmoni con una certa regolarità è importante perché molte malattie respiratorie possono svilupparsi lentamente e, nelle fasi iniziali, dare pochi o nessun sintomo. Perché è importante? Individuare precocemente le malattie respiratorie. Asma, BPCO e alcune malattie interstiziali possono iniziare con disturbi lievi, come tosse o affanno occasionale. Valutare la funzione respiratoria. Un semplice esame come la spirometria può evidenziare un’ostruzione delle vie aeree anche quando la persona non percepisce ancora una significativa difficoltà respiratoria. Controllare l’evoluzione di una malattia già diagnosticata. Nei pazienti con BPCO, asma o altre patologie croniche, controlli periodici permettono di verificare la risposta alle terapie e modificarle quando necessario. Valutare gli effetti del fumo e delle esposizioni ambientali o professionali. Fumo di sigaretta, polveri, sostanze chimiche e inquinamento possono danneggiare progressivamente l’apparato respiratorio. Non sottovalutare tosse e mancanza di fiato. Una tosse persistente, difficoltà respiratoria, sibili o una riduzione della capacità di fare attività fisica meritano una valutazione, soprattutto se persistono. Prevenire le complicanze. Riconoscere una patologia in una fase iniziale può consentire di intervenire prima che la perdita di funzione polmonare diventi importante. Ma bisogna fare controlli a tutti? Non necessariamente. Non esiste un’unica frequenza di controllo valida per tutti. Dipende dall’età, dai sintomi, dal fumo, dalle esposizioni lavorative, dalla presenza di malattie respiratorie o cardiovascolari e dai fattori di rischio individuali. In particolare, chi fuma o ha fumato, chi presenta tosse o dispnea persistenti oppure chi è esposto professionalmente a polveri e sostanze irritanti può avere indicazioni diverse rispetto a una persona senza fattori di rischio. Un controllo pneumologico non significa necessariamente sottoporsi ogni volta a una radiografia o a una TAC: spesso la valutazione parte dalla storia clinica, dalla visita e, quando indicato, dalla spirometria. Gli esami di imaging vengono richiesti quando esiste una specifica indicazione clinica.
I nuovi farmaci per l’ipertensione: una nuova era per i pazienti difficili da trattare
Per molti anni la terapia dell’ipertensione si è basata su poche grandi classi farmacologiche. Oggi, però, la ricerca sta aprendo nuove strade soprattutto per i pazienti con ipertensione resistente, cioè per coloro nei quali la pressione rimane elevata nonostante l’utilizzo di più farmaci. La novità più importante è rappresentata dagli inibitori dell’aldosterone sintasi, una nuova classe di farmaci che interviene direttamente nella produzione di aldosterone, un ormone coinvolto nella regolazione della pressione arteriosa e dell’equilibrio di sodio e acqua. Baxdrostat: il farmaco più avanzato Tra le molecole più interessanti c’è il baxdrostat. Nel maggio 2026 la FDA statunitense ne ha autorizzato l’impiego, con il nome commerciale Baxfendy, negli adulti con ipertensione non controllata, in associazione ad altri farmaci antipertensivi. Il farmaco agisce inibendo la produzione di aldosterone. Nei pazienti con ipertensione non adeguatamente controllata, gli studi clinici hanno mostrato una riduzione significativa della pressione arteriosa: nello studio di fase 3, la dose da 2 mg ha prodotto una riduzione della pressione sistolica di circa 9,8 mmHg rispetto al placebo dopo 12 settimane. Il dato è particolarmente interessante perché l’aldosterone può rappresentare uno dei meccanismi alla base dell’ipertensione resistente. Perché è una novità importante? L’ipertensione resistente rappresenta una delle situazioni più difficili per il medico. Prima di definire realmente “resistente” un’ipertensione bisogna tuttavia escludere cause molto frequenti di apparente resistenza, come una scarsa aderenza alla terapia, una tecnica di misurazione non corretta, interazioni farmacologiche o l’effetto “camice bianco”. Quando la resistenza è confermata, la disponibilità di farmaci con nuovi meccanismi d’azione potrebbe ampliare significativamente le possibilità terapeutiche. Il baxdrostat è interessante proprio perché non è semplicemente una nuova molecola appartenente a una classe tradizionale: agisce a monte sulla produzione di aldosterone. E non c’è soltanto baxdrostat Un’altra molecola appartenente alla stessa area di ricerca è il lorundrostat, anch’esso sviluppato per il trattamento dell’ipertensione non controllata o resistente. Nel 2025 gli studi clinici hanno mostrato una significativa riduzione della pressione arteriosa, alimentando l’interesse verso questa nuova classe terapeutica. La competizione tra queste molecole è particolarmente interessante perché potrebbe portare allo sviluppo di una nuova generazione di farmaci mirati al sistema dell’aldosterone. Il futuro potrebbe essere ancora più innovativo La ricerca sta esplorando anche strategie completamente diverse, tra cui farmaci basati sull’RNA interference, progettati per ridurre la produzione di proteine coinvolte nella regolazione della pressione arteriosa. L’idea è particolarmente affascinante perché potrebbe consentire, almeno teoricamente, di ottenere un effetto antipertensivo molto prolungato attraverso somministrazioni molto meno frequenti rispetto alla terapia orale quotidiana. Siamo però ancora in una fase di sviluppo clinico per diverse di queste strategie e non devono essere confuse con terapie già disponibili nella pratica quotidiana. La terapia dell’ipertensione sta cambiando Un aspetto importante è che le novità farmacologiche si inseriscono in un cambiamento più ampio della gestione dell’ipertensione. Le linee guida ESC 2024 hanno introdotto una categoria di “pressione arteriosa elevata”, pari a 120–139/70–89 mmHg, e raccomandano, per la maggior parte degli adulti trattati e quando ben tollerato, un obiettivo pressorio sistolico di 120–129 mmHg. La direzione è quindi quella di una terapia sempre più personalizzata: non conta soltanto quanto si abbassa la pressione, ma quale paziente stiamo trattando, quali sono i suoi rischi cardiovascolari e renali e quale meccanismo sta contribuendo all’ipertensione. In sintesi Le novità più interessanti sono: Baxdrostat: primo grande esempio della nuova strategia contro l’aldosterone, già approvato negli USA nel 2026. Lorundrostat: altro inibitore dell’aldosterone sintasi in sviluppo. Farmaci a lunga durata d’azione: una prospettiva per migliorare l’aderenza alla terapia. RNA interference: approccio sperimentale che potrebbe permettere un controllo prolungato della pressione. Medicina di precisione: identificare il meccanismo predominante dell’ipertensione per scegliere la terapia più efficace.
Le nuove frontiere della pneumologia: dalle terapie biologiche all’intelligenza artificiale
La pneumologia sta vivendo una trasformazione profonda. Le malattie respiratorie croniche, le patologie interstiziali, i disturbi respiratori del sonno e il tumore del polmone vengono oggi affrontati con strumenti diagnostici e terapeutici sempre più sofisticati. Il cambiamento più importante riguarda il passaggio da una medicina basata principalmente sui sintomi a una pneumologia sempre più personalizzata, preventiva e guidata dai biomarcatori. L’obiettivo non è soltanto controllare la malattia, ma individuarne precocemente i meccanismi e scegliere il trattamento più adatto al singolo paziente. Asma: una nuova era per le terapie biologiche L’asma rappresenta uno degli ambiti nei quali l’innovazione è più evidente. L’aggiornamento 2026 della strategia GINA conferma l’importanza di un approccio basato sul controllo dell’infiammazione delle vie aeree e dedica particolare attenzione alla gestione dell’asma difficile da trattare e dell’asma grave. Negli ultimi anni sono diventati disponibili diversi farmaci biologici capaci di interferire selettivamente con specifici meccanismi immunologici. Queste terapie possono essere particolarmente importanti nei pazienti con asma grave non adeguatamente controllata dalle terapie convenzionali. La tendenza è sempre più quella di identificare il fenotipo e l’endotipo della malattia: non tutti i pazienti con asma hanno infatti lo stesso tipo di infiammazione. Questo consente di passare da una terapia “uguale per tutti” a una strategia maggiormente personalizzata. L’importanza dell’accesso alle terapie di base Accanto alle terapie più innovative rimane fondamentale un problema apparentemente semplice: garantire ai pazienti l’accesso ai farmaci essenziali. Per il 2026 GINA ha posto particolare attenzione alla necessità che tutte le persone con asma possano avere accesso a terapie inalatorie antinfiammatorie. Gli steroidi inalatori rimangono infatti uno dei pilastri della prevenzione delle riacutizzazioni e delle complicanze dell’asma. L’innovazione, quindi, non consiste soltanto nei nuovi farmaci biologici: consiste anche nel migliorare l’aderenza alle cure, la tecnica inalatoria e l’accessibilità ai trattamenti. BPCO: diagnosi più precoce e trattamenti sempre più mirati Anche la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è al centro di una rapida evoluzione. Il rapporto GOLD 2026 rappresenta il riferimento internazionale per diagnosi, prevenzione e trattamento della BPCO e aggiorna le strategie sulla base delle nuove evidenze scientifiche. La ricerca sta inoltre spostando l’attenzione verso una diagnosi più precoce. Per molto tempo la BPCO è stata considerata soprattutto una malattia dell’età avanzata associata al fumo. Oggi sappiamo che il rischio può essere influenzato anche da esposizioni ambientali, infezioni respiratorie, alterazioni dello sviluppo polmonare e altri fattori. Un ulteriore fronte di ricerca riguarda i nuovi farmaci biologici per la BPCO. Il congresso della European Respiratory Society del 2026 dedica infatti particolare attenzione ai nuovi biologici e alla possibilità di identificare sottogruppi di pazienti che possono trarne beneficio. La BPCO sta quindi progressivamente abbandonando l’idea di essere una malattia unica e indistinta. Malattie interstiziali: dalla fibrosi alla medicina di precisione Le malattie polmonari interstiziali rappresentano una delle aree più complesse della pneumologia. In particolare, la fibrosi polmonare idiopatica e altre forme fibrosanti progressive possono determinare una perdita progressiva della funzione respiratoria. La diagnosi moderna richiede spesso l’integrazione di tomografia computerizzata ad alta risoluzione, prove di funzionalità respiratoria, dati clinici e valutazione multidisciplinare. La ricerca sta cercando di comprendere sempre meglio i meccanismi molecolari responsabili della fibrosi, con l’obiettivo di individuare nuovi bersagli terapeutici. Nel frattempo, i farmaci antifibrotici hanno già modificato la gestione di alcune forme progressive, rallentando il declino della funzione polmonare. Un’altra frontiera riguarda il trattamento dei sintomi: tosse e dispnea possono avere un impatto molto significativo sulla qualità di vita e rappresentano ancora una sfida clinica importante. La pneumologia moderna sta quindi cercando di affiancare al controllo della progressione della malattia una maggiore attenzione al benessere complessivo del paziente. Intelligenza artificiale: il polmone diventa sempre più “digitale” L’intelligenza artificiale è destinata ad avere un ruolo crescente anche in pneumologia. L’analisi automatizzata delle immagini radiologiche può aiutare a identificare alterazioni polmonari, noduli, segni di fibrosi e altre anomalie. Parallelamente, algoritmi di machine learning possono essere utilizzati per analizzare spirometrie, dati clinici e informazioni provenienti da dispositivi indossabili. Il programma scientifico ERS 2026 pone esplicitamente l’attenzione sull’impiego dell’AI nelle malattie respiratorie e sull’utilizzo di dati multimodali per comprendere, diagnosticare precocemente e prevedere l’evoluzione delle patologie polmonari. L’obiettivo non è sostituire il medico, ma fornire strumenti capaci di integrare enormi quantità di informazioni e individuare segnali che potrebbero sfuggire alla valutazione tradizionale. Disturbi respiratori del sonno: nuove prospettive oltre la CPAP Un altro settore in rapida evoluzione è quello della medicina del sonno. La sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS) è sempre più considerata una condizione che deve essere valutata tenendo conto del profilo complessivo del paziente, dei sintomi e delle comorbidità. La CPAP rimane una terapia fondamentale per molti pazienti, ma la ricerca sta esplorando strategie sempre più personalizzate. Tra le prospettive emergenti c’è anche l’utilizzo di farmaci per alcune forme di disturbo respiratorio del sonno, un tema indicato tra le priorità scientifiche dell’ERS per il 2026. Questo settore sta inoltre diventando sempre più integrato con la cardiologia, perché apnee del sonno, ipertensione, fibrillazione atriale e altre malattie cardiovascolari possono essere strettamente collegate. Tumore del polmone: diagnosi precoce e medicina di precisione La pneumologia oncologica rappresenta un altro settore nel quale la tecnologia sta cambiando radicalmente la pratica clinica. La diagnosi precoce attraverso programmi di screening nei soggetti ad alto rischio può permettere di identificare tumori in fase iniziale, quando le possibilità terapeutiche sono maggiori. Contemporaneamente, l’analisi molecolare del tumore consente di identificare alterazioni genetiche che possono diventare bersagli di terapie mirate. L’oncologia polmonare è quindi sempre meno basata soltanto sull’aspetto istologico del tumore e sempre più sulla sua caratterizzazione molecolare. Questo approccio permette, in pazienti selezionati, di utilizzare farmaci mirati e immunoterapie, con strategie differenti in funzione delle caratteristiche biologiche della neoplasia. Dalla spirometria ai biomarcatori Anche la diagnostica respiratoria sta diventando più sofisticata. La spirometria rimane uno strumento fondamentale, ma oggi viene affiancata da numerose altre tecniche: diffusione alveolo-capillare, test da sforzo, oscillometria, imaging avanzato e analisi di biomarcatori. La ricerca sta inoltre esplorando la possibilità di utilizzare campioni biologici, dati genetici e profili molecolari per identificare precocemente determinate malattie o prevederne l’evoluzione. La prospettiva è
Le nuove frontiere della cardiologia: come sta cambiando la cura del cuore
La cardiologia sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Se fino a pochi anni fa il trattamento delle malattie cardiovascolari era basato soprattutto sulla diagnosi della patologia e sulla gestione dei suoi sintomi, oggi l’obiettivo è sempre più quello di prevenire gli eventi, identificare precocemente i pazienti a rischio e personalizzare le cure. Il 2026 porta con sé importanti novità: dalle nuove raccomandazioni europee sullo scompenso cardiaco e sul rapporto tra cuore e reni, fino alle procedure interventistiche sempre più sofisticate e all’impiego dell’intelligenza artificiale. Scompenso cardiaco: dalla diagnosi alla gestione personalizzata Una delle principali novità riguarda lo scompenso cardiaco, una condizione nella quale il cuore non riesce a garantire un adeguato apporto di sangue all’organismo. Le nuove linee guida della European Society of Cardiology (ESC) pubblicate nel 2026 hanno affinato la classificazione dello scompenso in relazione alla frazione di eiezione e introdotto un approccio maggiormente basato sugli stadi della malattia. L’obiettivo è intervenire prima che il quadro clinico diventi avanzato, rafforzando prevenzione, diagnosi precoce e trattamento tempestivo. Questo cambiamento riflette una tendenza generale della cardiologia moderna: non aspettare che la malattia diventi grave per intervenire. Cuore e reni: una connessione sempre più importante Una delle novità più significative del 2026 è rappresentata dalle prime linee guida ESC dedicate specificamente alla gestione delle malattie cardiovascolari associate alla malattia renale cronica. Cuore e reni sono infatti strettamente collegati. La presenza di una malattia renale può aumentare il rischio di scompenso cardiaco, infarto, aritmie, ictus e altre patologie cardiovascolari. Le nuove raccomandazioni sottolineano quindi l’importanza di identificare precocemente la compromissione renale nei pazienti cardiologici, anche attraverso la valutazione della funzione renale e la ricerca dell’albumina nelle urine. Si tratta di un cambio di prospettiva importante: il paziente non viene più considerato come portatore di una singola malattia, ma come una persona nella quale diversi organi e fattori di rischio interagiscono tra loro. La rivoluzione dell’intelligenza artificiale L’intelligenza artificiale sta entrando progressivamente anche nella pratica cardiologica. Elettrocardiogrammi, immagini ecocardiografiche, risonanze magnetiche e altri grandi insiemi di dati possono essere analizzati con algoritmi capaci di riconoscere pattern difficili da individuare con i metodi tradizionali. Anche i dispositivi indossabili stanno contribuendo a questo cambiamento. Smartwatch e altri sensori possono raccogliere informazioni sul ritmo cardiaco e su diversi parametri fisiologici nel corso della giornata, trasformando il monitoraggio da un’attività occasionale a un processo potenzialmente continuo. L’ESC evidenzia proprio il ruolo crescente dei dati provenienti dai wearable e dell’AI nella stratificazione del rischio e nella gestione dei pazienti. L’intelligenza artificiale, tuttavia, non sostituisce il cardiologo: il suo ruolo più promettente è quello di supportare il processo decisionale, permettendo di integrare più rapidamente una quantità crescente di informazioni. Fibrillazione atriale: nuove possibilità per l’ablazione Anche il trattamento delle aritmie sta cambiando rapidamente. Una delle tecnologie più interessanti è la pulsed field ablation (PFA), una tecnica di ablazione che utilizza impulsi elettrici per isolare le aree responsabili dell’aritmia. Nel 2026 uno studio randomizzato pubblicato sul New England Journal of Medicine ha valutato la PFA come trattamento iniziale della fibrillazione atriale persistente, confrontandola con la terapia farmacologica antiaritmica. Questi risultati si inseriscono in un’evoluzione più ampia dell’elettrofisiologia: procedure sempre più precise e meno invasive potrebbero consentire di trattare alcuni pazienti in una fase più precoce della malattia. Cardiologia interventistica: diagnosi sempre più precise Un altro settore in forte evoluzione è quello della cardiologia interventistica. Oggi non è sempre sufficiente sapere che un’arteria coronarica presenta un restringimento: è importante capire quanto quel restringimento comprometta realmente il flusso sanguigno. Nel 2026 uno studio internazionale pubblicato sul New England Journal of Medicine ha valutato l’utilizzo della fisiologia coronarica derivata dall’angiografia tridimensionale, senza ricorrere necessariamente al tradizionale filo pressorio e ai farmaci iperemizzanti utilizzati nella misurazione della FFR. L’evoluzione va quindi verso una cardiologia interventistica sempre più basata sull’integrazione tra immagini, dati fisiologici e tecnologie computazionali. Infarto: nuove domande sulle terapie tradizionali Anche alcune terapie considerate per anni consolidate vengono oggi rivalutate alla luce delle nuove evidenze. Un esempio riguarda i beta-bloccanti dopo infarto miocardico nei pazienti con funzione ventricolare sinistra conservata. Una meta-analisi individuale che ha incluso 17.801 pazienti provenienti da cinque studi ha analizzato proprio il beneficio di questa strategia in questa particolare categoria di pazienti. Questo non significa che i beta-bloccanti abbiano perso il loro ruolo, ma dimostra quanto la cardiologia moderna stia diventando più selettiva: una terapia efficace in un determinato gruppo di pazienti non necessariamente deve essere utilizzata nello stesso modo in tutti. Prevenzione sempre più personalizzata La prevenzione cardiovascolare rimane uno dei pilastri fondamentali. Anche la gestione del colesterolo sta evolvendo grazie a nuove strategie farmacologiche e a una migliore identificazione dei pazienti ad alto rischio. L’aggiornamento ESC/EAS del 2025 sulle dislipidemie ha incorporato nuove evidenze disponibili dopo le precedenti raccomandazioni del 2019. Parallelamente, stanno diventando sempre più importanti fattori come diabete, obesità, funzione renale, pressione arteriosa, attività fisica e stile di vita. La cardiologia del futuro, quindi, non si occuperà soltanto di curare l’infarto o lo scompenso, ma cercherà di evitare che questi eventi si verifichino. La riabilitazione entra sempre più al centro delle cure Un’altra importante novità è rappresentata dalle prime linee guida ESC dedicate specificamente alla riabilitazione cardiologica, pubblicate nel 2026. La riabilitazione non deve essere considerata semplicemente come la fase successiva a un ricovero. Attività fisica personalizzata, controllo dei fattori di rischio, educazione sanitaria e supporto al cambiamento dello stile di vita possono diventare parte integrante del percorso terapeutico. La direzione è dunque quella di una cardiologia che accompagna il paziente non solo durante la fase acuta, ma anche nel lungo periodo.










