Per molti anni la terapia dell’ipertensione si è basata su poche grandi classi farmacologiche. Oggi, però, la ricerca sta aprendo nuove strade soprattutto per i pazienti con ipertensione resistente, cioè per coloro nei quali la pressione rimane elevata nonostante l’utilizzo di più farmaci.
La novità più importante è rappresentata dagli inibitori dell’aldosterone sintasi, una nuova classe di farmaci che interviene direttamente nella produzione di aldosterone, un ormone coinvolto nella regolazione della pressione arteriosa e dell’equilibrio di sodio e acqua.
Baxdrostat: il farmaco più avanzato
Tra le molecole più interessanti c’è il baxdrostat. Nel maggio 2026 la FDA statunitense ne ha autorizzato l’impiego, con il nome commerciale Baxfendy, negli adulti con ipertensione non controllata, in associazione ad altri farmaci antipertensivi.
Il farmaco agisce inibendo la produzione di aldosterone. Nei pazienti con ipertensione non adeguatamente controllata, gli studi clinici hanno mostrato una riduzione significativa della pressione arteriosa: nello studio di fase 3, la dose da 2 mg ha prodotto una riduzione della pressione sistolica di circa 9,8 mmHg rispetto al placebo dopo 12 settimane.
Il dato è particolarmente interessante perché l’aldosterone può rappresentare uno dei meccanismi alla base dell’ipertensione resistente.
Perché è una novità importante?
L’ipertensione resistente rappresenta una delle situazioni più difficili per il medico. Prima di definire realmente “resistente” un’ipertensione bisogna tuttavia escludere cause molto frequenti di apparente resistenza, come una scarsa aderenza alla terapia, una tecnica di misurazione non corretta, interazioni farmacologiche o l’effetto “camice bianco”.
Quando la resistenza è confermata, la disponibilità di farmaci con nuovi meccanismi d’azione potrebbe ampliare significativamente le possibilità terapeutiche.
Il baxdrostat è interessante proprio perché non è semplicemente una nuova molecola appartenente a una classe tradizionale: agisce a monte sulla produzione di aldosterone.
E non c’è soltanto baxdrostat
Un’altra molecola appartenente alla stessa area di ricerca è il lorundrostat, anch’esso sviluppato per il trattamento dell’ipertensione non controllata o resistente. Nel 2025 gli studi clinici hanno mostrato una significativa riduzione della pressione arteriosa, alimentando l’interesse verso questa nuova classe terapeutica.
La competizione tra queste molecole è particolarmente interessante perché potrebbe portare allo sviluppo di una nuova generazione di farmaci mirati al sistema dell’aldosterone.
Il futuro potrebbe essere ancora più innovativo
La ricerca sta esplorando anche strategie completamente diverse, tra cui farmaci basati sull’RNA interference, progettati per ridurre la produzione di proteine coinvolte nella regolazione della pressione arteriosa.
L’idea è particolarmente affascinante perché potrebbe consentire, almeno teoricamente, di ottenere un effetto antipertensivo molto prolungato attraverso somministrazioni molto meno frequenti rispetto alla terapia orale quotidiana.
Siamo però ancora in una fase di sviluppo clinico per diverse di queste strategie e non devono essere confuse con terapie già disponibili nella pratica quotidiana.
La terapia dell’ipertensione sta cambiando
Un aspetto importante è che le novità farmacologiche si inseriscono in un cambiamento più ampio della gestione dell’ipertensione.
Le linee guida ESC 2024 hanno introdotto una categoria di “pressione arteriosa elevata”, pari a 120–139/70–89 mmHg, e raccomandano, per la maggior parte degli adulti trattati e quando ben tollerato, un obiettivo pressorio sistolico di 120–129 mmHg.
La direzione è quindi quella di una terapia sempre più personalizzata: non conta soltanto quanto si abbassa la pressione, ma quale paziente stiamo trattando, quali sono i suoi rischi cardiovascolari e renali e quale meccanismo sta contribuendo all’ipertensione.
In sintesi
Le novità più interessanti sono:
- Baxdrostat: primo grande esempio della nuova strategia contro l’aldosterone, già approvato negli USA nel 2026.
- Lorundrostat: altro inibitore dell’aldosterone sintasi in sviluppo.
- Farmaci a lunga durata d’azione: una prospettiva per migliorare l’aderenza alla terapia.
- RNA interference: approccio sperimentale che potrebbe permettere un controllo prolungato della pressione.
- Medicina di precisione: identificare il meccanismo predominante dell’ipertensione per scegliere la terapia più efficace.
